Digiuno intermittente: tutti i benefici

Avevamo già introdotto in un articolo precedente il digiuno intermittente, ovvero la restrizione calorica solo in un arco specifico della giornata, e i benefici che comporta al nostro corpo.

Quella del digiuno non è una moda del momento ma si tramanda da millenni; un’abitudine considerata salutare e purificante, praticata da sempre per ragioni spirituali, salutari o di altro genere.

Tuttavia nell’epoca del consumismo l’industria alimentare ha gradualmente alterato il nostro modo di vedere il digiuno che ha assunto ormai una connotazione negativa, una pratica dannosa e perciò da evitare: per non avere ripercussione sulla salute non bisogna mai saltare i pasti anzi, fare più spuntini durante il giorno.

In realtà non esiste nessuna correlazione tra mangiare in continuazione e mantenersi in salute e in questo post descriveremo in dettaglio i principali benefici nel praticare il digiuno, anche per un breve periodo.

Il beneficio più evidente e immediato è la perdita di peso. Il digiuno permette infatti di bruciare i grassi più facilmente in quanto abbassa la glicemia e migliora la sensibilità all’insulina. Ed è proprio l’insulina l’ormone da cui dipende la facilità di accedere alle scorte di grasso corporeo.

Avere livelli ridotti di questo ormone non solo consente di accedere ai grassi corporei ma al contempo ne favorisce il ricorso come fonte di energia. Diversamente, gli eccessi di insulina impediscono al corpo di accedere e bruciare i grassi; questo è quello che accade normalmente dopo i pasti (inutile ricavare energia se ce né già a disposizione) e in determinate patologie, in cui i costanti livelli elevati di insulina causano diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, obesità addominale, arteriosclerosi.

Ma non basterebbe semplicemente mangiare meno? Anche con una corretta alimentazione i livelli di insulina possono essere tenuti sotto controllo, il digiuno è semplicemente più potente ed efficace nel ridurne i livelli e bruciare maggiormente i grassi.

In questa condizione infatti gli alti livelli di insulina impediscono di accedere alle scorte di tessuto adiposo per ricavare energia e il corpo, se non nutrito a sufficienza da soddisfare il fabbisogno, viene indotto a rallentare il metabolismo per ridurre il dispendio energetico (va “a risparmio”).

Inoltre nutrendosi con regolarità, anche assumendo meno calorie, non si gode dei salutari adattamenti ormonali indotti dal digiuno.

Sembra controverso ma, diversamente da quanto si possa pensare, durante il digiuno ci si sente attivi e pieni di energia (al contrario di ciò che si verifica dopo un cenone o un’abbuffata). Questo perché il corpo continua ad attingere l’energia non da ciò che mangiamo ma dai depositi di grasso. Inoltre, si assiste ad un aumento dell’adrenalina in circolo che aumenta la produzione epatica di glucosio e facilita la combustione dei grassi.

Il digiuno aumenta anche la secrezione dell’ormone della crescita GH, che diminuisce fisiologicamente con l’età ma è inibito di molto durante i pasti; questo ormone oltre a favorire l’utilizzo dei grassi come fonte energetica, preserva anche le ossa e i tessuti muscolari magri.

Avere livelli molto bassi di GH determina maggiori quantità di massa grassa, una riduzione della massa muscolare e della densità ossea.
Tutti questi cambiamenti ormonali non si verificano con le altre diete e permettono di perdere peso in modo sano, preservando la massa magra a discapito della massa grassa e di mantenere stabile o accelerare il metabolismo basale.

Oltre a sentirsi più attivi il digiuno permette anche di rallentare l’invecchiamento cellulare.

Quando la cellula diventa troppo vecchia per poter essere riparata va incontro ad una morte programmata e si auto-distrugge (apoptosi).

Questo sistema consente un rinnovamento costante delle cellule essenziale per mantenersi in buona salute.

A volte però la cellula necessita solo di eliminare alcuni componenti vecchi e non più funzionali mediante un processo chiamato autofagia, in cui la cellula “mangia sè stessa”. Questa pulizia permette di degradare, rimuovere e riciclare i componenti non più funzionali favorendo il rinnovo cellulare e fornendo l’energia necessaria alla cellula per sostenersi.

Il corpo si ritrova in uno stato di rinnovamento costante, distruggendo gli apparati cellulari vecchi e difettosi. Tuttavia alti livelli di glucosio e di insulina inibiscono questi meccanismi con il conseguente accumulo delle componenti danneggiate, responsabili di molti effetti tra cui l’invecchiamento cellulare e il cancro.

La costante disponibilità di cibo (e quindi l’abbondanza di energia) fa si che il corpo rinunci a eliminare i componenti difettosi per ricavare energia. Diversamente, la temporanea assenza di sostanze nutritive costringe l’organismo a decidere quali elementi cellulari conservare e quali eliminare.

L’autofagia si attiva quindi quando l’organismo entra in una situazione avvertita come particolarmente critica, come uno stato di carenza di sostanze nutritive: per sopravvivere, il corpo sacrifica alcuni suoi elementi per fornire energia alle funzioni primarie; ma l’autofagia si scatena anche quando la cellula è infetta, liberandosi degli intrusi nocivi per l’organismo.

Nonostante questi molteplici effetti, digiunare non è per tutti, comporta comunque dei rischi se non effettuato correttamente. In particolare, chi soffre di determinate patologie o segue una terapia farmacologica, deve necessariamente consultare prima il proprio medico.

Inoltre è bene considerare che il digiuno non risolve tutti i problemi e che non basta integrarlo nella propria vita per mantenersi in salute ma bisogna anche coltivare delle buone abitudini alimentari.

Evitare quindi i fai da te e affidarsi ad uno specialista che saprà indicarvi la strategia migliore per voi.

In collaborazione con la Dott.ssa Teresa Sparelli.


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