Svezzamento: la corretta e sana alimentazione inizia adesso

L’alimentazione del bambino, in particolare quella riguardante il primo anno di vita, differisce qualitativamente ma anche quantitativamente da quella dell’adulto.

Nel primo anno di vita il bambino ha delle esigenze particolari poiché non presenta dentatura né la maturità delle funzioni digestive. L’allattamento, costituito da latte materno o artificiale, riesce a soddisfare le esigenze nutritive fino al sesto mese dopodiché non è più sufficiente e si inizia a introdurre cibi semisolidi e solidi.

Lo svezzamento, più propriamente detto alimentazione complementare, è un momento speciale per mamma e bambino e consiste non solo nell’ introduzione di alimenti nuovi ma anche in una diversa modalità di assunzione dei pasti: si integra l’alimentazione al seno o con il biberon con i pasti con le mani o il cucchiaino. Segna anche l’evoluzione sensoriale e psicologica del bambino ed è per questo che si dovrebbe svolgere in un ambiente sereno e rispettando i ritmi naturali dello stesso.

Anche in questo caso mi sento di consigliare a tutte le mamme, di seguire le indicazioni del pediatra che meglio di chiunque altro conosce il vostro bambino.

Ma come capire se il bambino è pronto? In linea generale attorno ai 4-6 mesi nel lattante si assiste a cambiamenti fisiologici, neuronali e comportamentali che influenzano profondamente la capacità di assumere cibi e bevande. Bisogna quindi imparare ad ascoltare il comportamento del bambino.

Sono 3 i parametri da considerare:

  1. Il bambino rimane eretto con la schiena? Riesce a tenere la posizione eretta con la testa? Se non ancora in grado, il pericolo di soffocamento è molto alto.
  2. Ha perso il riflesso di suzione della lingua? il riflesso di suzione si contrappone a quello della masticazione e deglutizione, per cui anche in questo caso potrebbe esserci rischio di soffocamento.
  3. Dimostra interesse e curiosità per il cibo? Cerca di afferrarlo con le mani?

Questi sono tutti segnali che la madre può tenere in considerazione per decidere quale sia il momento più adatto per iniziare a proporre cibo diverso dal latte.

Importante è che il genitore impari a fornire il cibo in modo sicuro attraverso lo sminuzzamento degli alimenti, dopodiché il bambino deve essere lasciato libero di sperimentare senza l’eccessiva preoccupazione di soffocamento. Esiste infatti un meccanismo di difesa, il riflesso faringeo, che consente di espellere il cibo quando va di traverso innescando una serie di reazioni fisiche come tosse, conati e, a volte, vomito.

Durante questi episodi mantenere la calma ed avere una vigile fiducia è l’atteggiamento migliore. Infatti, se mal gestita da un punto di vista emotivo (fastidio nel bambino e allarme dei genitori) la situazione porterà a rafforzare il rifiuto del cibo solido ritardando l’occasione del bambino di maturare e adattarsi ad essi.

Durante questa fase non si deve sforzare il bambino a mangiare, è importante tenere a mente che si tratta sempre di un’alimentazione complementare al latte che rimane l’alimento principale fino all’anno di vita. La poppata non dovrà mai essere sostituita dal pasto, ma sarà il bambino stesso a diminuirne progressivamente la quantità in base agli alimenti che pian piano mangerà.

È fondamentale mantenere l’interesse del bambino alternando cibi diversi per colore, sapore e consistenza e il cibo inizialmente rifiutato va riproposto in giornate successive, eventualmente preparato in modo diverso.

Entro i 9-12 mesi il bambino dovrebbe aver provato un’ampia varietà di cibi e di sapori abituandosi progressivamente a consumare oltre al latte altri due pasti principali (pranzo e cena) e uno o due spuntini. Anche per gli alimenti ritenuti “allergizzanti”, le più importanti associazioni di pediatri a livello mondiale sono concordi nell’affermare che l’introduzione tardiva non previene lo sviluppo di allergie alimentari e/o celiachia; l’età del bambino alla prima esposizione verso l’alimento non ne modifica il successivo rischio globale a 10 anni di età.

Infine, è bene tener presente che le scelte alimentari dei bambini sono sempre fortemente condizionate da quelle dei genitori. Cercare quindi di educare fin da piccoli, specialmente nei primi anni di vita, alle buone abitudini attraverso una sana alimentazione e attività fisica (importante anche per socializzare e per il carattere del bambino) è sicuramente più facile e può dare risultati migliori a lungo termine.

In particolare, l’età pediatrica è decisiva nel contrastare il rischio di sovrappeso e obesità in quanto un bambino obeso ha molte probabilità di diventare un adulto obeso. È quindi a questa età che si dovrebbe acquisire il concetto di stile di vita salutare per ridurre il rischio di malattie negli anni successivi.


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