Con la stagione fredda torna sulle nostre tavole il cavolo nero, divenuto famoso soprattutto per la preparazione della “ribollita”, la tipica minestra toscana.

Le sue foglie sono verde scuro e rugose. Contiene l’84% di acqua, il 2% di proteine, il 5% di glucidi, il 2% di fibre e pochi grassi ed ha 32 calorie ogni 100 grammi.

È ricchissimo di sostanze antiossidanti (che accelerano anche la guarigione dei processi infiammatori e hanno proprietà cardioprotettive ), sali minerali (soprattutto calcio, ma anche fosforo e potassio) e vitamine, in particolare la C, fondamentale per il buon funzionamento del sistema immunitario. Contiene acidi grassi omega 3 e 6 e può aiutare a tenere sotto controllo il colesterolo.

È consigliato per la prevenzione di numerose forme tumorali (cancro al colon, al retto, allo stomaco, alla prostata e alla vescica), e risulta un efficace coadiuvante per la cura dell’ulcera gastrica, delle coliti ulcerose e anche dell’influenza.

Può essere consumato anche crudo nelle insalate: ne basta poco, affettato molto finemente e condito con olio e limone, per ottenere un contorno fortemente depurativo per fegato e reni. Al vapore, bollito o stufato, ma andrebbe cucinato poco e lasciato croccante poiché una lunga preparazione ne distrugge le vitamine e lo rende meno digeribile.

È un alimento molto versatile che può essere utilizzato per preparare primi piatti, secondi e contorni. Molto buoni i burger di cavolo nero, come alternativa al basilico nel pesto, stufato come contorno o come primo con le orecchiette o con il cous cous. Si può aggiungere alle vellutate di verdura (zucca, fagioli e altri legumi).

Non contiene glutine e quindi è adatto a chi è affetto da celiachia ed è indicato per i diabetici visto il bassissimo contenuto di zuccheri. I cavoli vengono spesso inseriti nelle diete dimagranti visto il basso apporto calorico e il senso di sazietà che inducono nell’organismo.

In gravidanza fornirebbero un buon apporto di acido folico, ma va inserito in dieta dopo consulto con il proprio ginecologo in quanto può accentuare il problema di carenza di iodio nelle donne. È sconsigliata infatti l’assunzione a chi soffre di ipotiroidismo perché contiene sostanze che possono alterare l’assorbimento dello iodio. Durante l’allattamento potrebbe alterare il sapore del latte.

Facebooktwitterredditpinterest