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La trappola del pasto serale: Impatto sul colesterolo

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1 Aprile 2024
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Nella frenesia quotidiana, alzarsi con fretta e saltare la colazione per poi concedersi un pasto abbondante a fine giornata è diventato un rituale per milioni di persone. Tuttavia, questo schema di alimentazione, dettato più dalla convenienza che dalla consapevolezza, sta portando a conseguenze gravi sulla salute, tra cui l’aumento dei casi di obesità, colesterolo alto e altre patologie correlate.

 

La biologia del metabolismo

La natura ha progettato il nostro corpo per sfruttare al massimo l’energia al mattino, quando le attività della giornata richiedono il massimo vigore e la nostra capacità metabolica è al suo picco. Questo design biologico è in netto contrasto con le abitudini imposte dalla cultura moderna, che spesso relega il pasto principale a fine giornata, quando il nostro corpo si sta preparando al riposo notturno e la richiesta energetica è minima.

 

L’impatto di una cena abbondante

Consumare un pasto pesante alla sera può portare a un’immediata sensazione di sonnolenza, dovuta all’effetto combinato dell’ormone colecistochinina e all’aumento della glicemia postprandiale. Questo pasto abbondante innesca anche una serie di reazioni metaboliche che possono avere effetti a lungo termine sulla salute: con l’innalzamento dei livelli di insulina, si stimola l’enzima HMG-CoA reduttasi, il quale inizia una produzione intensificata di colesterolo endogeno nel fegato durante la notte.

 

Colesterolo: fatti e miti

Contrariamente alla narrazione popolare che si concentra principalmente sul colesterolo introdotto attraverso l’alimentazione, è fondamentale sottolineare che il corpo umano produce ogni notte circa 2,5 grammi di colesterolo endogeno. Questa quantità supera di gran lunga i 300 milligrammi di colesterolo dietetico tipicamente consumati con gli alimenti, dimostrando che le scelte alimentari serali hanno un impatto decisivo sulla salute metabolica ben più di quanto comunemente ritenuto.

 

Il ruolo delle statine

Le statine sono farmaci ampiamente prescritti per la gestione del colesterolo alto, tipicamente assunti dopo cena per ottimizzare la loro efficacia durante le ore notturne, un periodo di picco per la sintesi endogena di colesterolo nel fegato. Tuttavia, mentre questi farmaci possono essere efficaci nel ridurre i livelli di colesterolo, non sono esenti da effetti collaterali. Problemi come dolori muscolari, affaticamento e altri effetti avversi possono influenzare la qualità della vita delle persone che li assumono.

Inoltre, le statine affrontano i sintomi e non la causa sottostante di livelli elevati di colesterolo che spesso deriva da abitudini alimentari non salutari. Questo porta alla riflessione su una soluzione più sostenibile e con meno effetti collaterali: la regolazione dell’alimentazione e gli orari dell’assunzione dei cibi. 

L’idea di usare l’alimentazione come strumento primario per regolare il colesterolo si basa sul principio di affrontare la causa radice del problema. Riducendo la dipendenza dai farmaci, si minimizzano i rischi di effetti collaterali e si favorisce una soluzione a lungo termine che migliora la salute generale. La scienza nutrizionale offre numerosi approcci per regolare l’assunzione di cibi in maniera che supporti la diminuzione della produzione di colesterolo endogeno, come l’inclusione di alimenti ricchi di fibre solubili e fitosteroli.

Mentre le statine hanno il loro posto nel trattamento del colesterolo alto, una dieta ben bilanciata e personalizzata in base alle esigenze individuali dovrebbe essere la prima linea di difesa. Questo approccio non solo garantisce una riduzione del colesterolo, ma promuove anche una salute globale ottimale, liberando dagli effetti collaterali indesiderati dei farmaci.

 

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